Capitolo Quinto - Il tempio nella palude

Prosegue da Capitolo Quinto – Il mercante prigioniero

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I quattro avventurieri tentano di nuovo la loro fortuna nella palude, ora con indicazioni un pelo più precise. Seguendolo, il tempio viene trovato infine. Il gruppo si avventura al suo interno in cerca di un frammento di metallo.
Il tempio sembra essere stato però visitato, per lo meno sporadicamente, sia da umani che da esseri che lasciano tracce anfibie. Ci sta una grossa sala con un altare con colonne, ed un altare. Su questo altare esagonale ci stanno diversi bassorilievi; uno di un grande uovo, vicino al quale ci sono due esseri con sembianze miste di uomo e di lucertola. Sugli altri lati ci stanno bassorilievi di un guerriero della stessa razza. Altri lati hanno bassorilievi che rappresentano un groviglia di serpenti. Sopra i serpenti ci sta, su un lato, un umano con grandi ali. Dall’altro lato il bassorilievo è danneggiato nella parte superiore. La parte posteriore dell’altare ha una rientranza, che però risulta vuota. Il gruppo esplora inoltre i corridoi, ma trova solo vecchio mobilio semi-distrutto. In una stanza sul retro di questa sala di colonne ci sta una parete imbrattata con disegni osceni di esseri metà umani e metà lucertole che stuprano esseri umani di sesso maschile. Al centro dei disegni c’è un grosso pentacolo rosso. Lì, il gruppo viene assalito da teste di statua rossicce con ali al posto delle orecchie. La lotta che segue termina a favore degli avventurieri, nonostante uno di questi sia stato orrendamente baciato da uno di questi mostri demoniaci.
In seguito, scoprono che il tempio ha seri problemi di navigabilità. Una zona del tempio è invasa da fango e melma, e un’altra è parzialmente allagata. Con una corda e inabissandosi, il gruppo arriva in una zona del tempio evidentemente “nascosta” a causa della situazione acquosa. Lì trovano qualche gemma, diversi amuleti e ciondoli a forma di Uovo che si schiude, ed un piedistallo vuoto, attorno al quale percò ci sta un gigantesco serpente. Il gruppo lo uccide, ma non trova null’altro in quella stanza. Hector decide anche di sezionare l’animale, ma non trova nulla al suo interno.

Senza altre idee su cosa fare nel tempio, il gruppo torna sui propri passi, finisce di esplorare stanze tralasciate in precedenza (senza trovare nulla) ed esce dal tempio.

Sta piovendo, ed il gruppo si imbatte in un gruppo di tre esseri metà umani e metà lucertola, che evidentemente offesi dalla sola presenza del gruppo, li attacca. Il gruppo, nonostante sia messo in difficoltà, resiste all’attacco dei Lucertoloidi, uccidendone uno, e ferendone gravamente un secondo. Il terzo si arrende. Minaccia tuttavia il gruppo, e gli intima di andarsene dal loro tempio, sacro ad una loro divinità.

Elros offre cura al Lucertoloide ferito in cambio di informazioni, ma queste si tengono parche. Appena smette di piovere, il gruppo viene intimato a uscire dal tempio e tornare a Nyassa.

Hector, seguendo le indicazioni del Lucertoloide, guida il suo gruppo verso Nyassa, dove arrivano la sera. Lì, si dirigono prima verso la casa di Ertullio Erronnezza e Clodomiro Caccaciaccia, per farsi ospitare. Il duo sembra, però, non essere in casa. Per questo, i quattro si dirigono verso la Locanda di Eolo.

Lì, il gruppo assiste alla performance di un bardo di nome Tune, e viene servito da una ragazzina di nome Jinx. Il gruppo incontra Tune anche di persona, promettendole una chiacchierata il mattino dopo.

Distrutto, il gruppo si ritira in stanza e si addormenta quasi all’istante.

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Il gruppo incontra Ertullio e Clodomiro a colazione nella Locanda di Eolo. Il duo apparentemente è stato invitato a bere con dei tizi mai visti prima, che hanno prima offerto e poi dato loro appuntamento all’alba alla Locanda per farsi offrire la colazione, ma non si sono più presentati.

Il gruppo chiacchiera anche con Tune, che narra loro della presenza di altri gruppi di avventurieri, chiede delle loro avventure, narra un pò delle proprie e del desiderio di andare a trovare presto il proprio padre, che sta a Khuzul, a nord di Nyassa.

Il gruppo riceve una Moneta d’Argento dal Bardo, e poi si imbarca su una grossa nave a vela verso LyLa.

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Il gruppo rimane nella stiva della nave mentre questa viaggia verso LyLa. Il viaggio è privo di problemi. I quattro, rimanendo nella stiva, ovviamente non sono molto partecipi al viaggio vero e proprio.

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Il gruppo giunge a LyLa. La città sembra essere molto ricca. Il gruppo si sofferma sul mercato della città, facendo compere.
In seguito, il gruppo esce dalla città, e si dirige verso il Faro, che sta a est della città, vicino a delle lunghe scogliere che si estendono verso est. Lì, viene esplorata la costa ed in particolare la scogliere, in cerca di una caverna che possa essere quella descritta da Aviano. Sfruttando le sue naturali capacità di planare, Bholt si butta dalla scogliera e tenta di trovarela cavità naturale, senza successo. Incontra solo alcuni bambini che giocano sulla spiaggia, che l’Hadozee intrattiene con alcuni salti mortali. Parla in seguito con un parente dei bambini, che spiega loro che vivono poco fuori città per raccogliere conchiglie e frutti di mare da vendere al mercato. Nel frattempo, Elros, Lurgh ed Hector chiedono informazioni alle guardie del Faro, che si sono avvicinate dopo aver visto Bholt cadere. Uno dei due menziona una caverna che si trova nelle scogliere ad ovest del Fare. Un secondo dice che sicuramente ce ne sono anche altre ad est, ma non sa a quanti giorni di cammino di distanza. L’altra guardia insiste che quella ad ovest di LyLa è a neanche una giornata di cammino di distanza. Notando che è ancora mattina, il gruppo si incammina di nuovo verso LyLa e, dopo aver rincontrato Bholt, si scambia informazioni e si dirige verso ovest.

Il gruppo aggira la città da nord e si ritrova presto sul versante ovest delle coste. Da lì, il gruppo segue le scogliere e dopo mezza giornata di viaggio decide di accamparsi per la notte in spiaggia.

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Il mattino dopo, i quattro avventurieri continuano le loro ricerche e dopo poco (è ancora mattina) il gruppo trova davvero una cavità naturale. Torce alla mano, gli avventurieri entrano nella caverna.

Al suo interno, scoprono un altare dietro un portone di legno sfondato, ed una struttura forse un tempo abitata. L’altare è decorato con motivi ittici, incluso un grosso rilievo di un essere metà umano e metà pesce, con lunge pinne ed una testa con enormi occhi ed un’enorme bocca, non dissimile ad un enorme pesce rosso.

Dietro l’altare ci sono delle casupole, forse un tempo luoghi di guardia, nel quale il gruppo trova i resti in decomposizione di uno di questi umanoidi metà pesce. In una seconda, invece, trovano un umano con vesti laceri e simili a quelle dei marinai, morto…che tuttavia cammina e attacca il gruppo! Con sforzi congiunti, i quattro sconfiggono e “uccidono” la creatura, e continuano ad esplorare la strana grotta. In una zona trovano degli aggressivi scoprioni, che il gruppo sconfigge con poche difficoltà, in un’altra dei cristalli luminosi azzurri. Più in profondità, la grotta sembra diventare una cavità lavorata, con corridoi chiaramente intagliati a mano. Il gruppo si imbatte in una pericolosa trappola nella parete, ed in seguito entra in un passaggio labirintico con diversi passaggi e pareti semi-distrutte che permettono la visione verso altri passaggi. In questo labirinto, arrivano in una stanza con un gigantesco Millepiedi, circondato da una serie di Millepiedi più piccoli, che a forze congiunte riuscono a sconfiggere.

Capitolo Quinto - Il tempio nella palude

Chronicles of Gea - Of Souls and Gods Celebandune